Quanto bisogna studiare?
Quando si frequenta il liceo, in particolare durante il biennio, una delle cose su cui insistono di più i professori è l’acquisizione di un corretto metodo di studio, utilizzabile anche all’università.
Non mi dilungherò su quale sia il metodo di studio più giusto, perchè ognuno ha il suo personalissimo sistema. Quello su cui mi voglio concentrare ora è il quando applicare il sistema, su cosa e per quanto tempo.
Per questo riporto una citazione da Seneca, dalla lettera 108 sugli insegnamenti di Attalo (paragrafo 2):
Non quantum vis sed quantum capis hauriendum est.
In sostanza Seneca dice: “Devi imparare non quello che vuoi ma quello che puoi”. Riprendendo il discorso che Seneca faceva nelle righe precedenti, non bisogna studiare “a caso”, concentrandosi solo su quello che piace e saltando di palo in frasca a seconda di come tira il vento.
Bisogna seguire un ordine logico e lasciare i giusti tempi di assorbimento nello studio; la cosa più importante però è procedere per gradi: prima di studiare le cose complesse è necessario capire le cose semplici.
Purtroppo è molto facile dimenticarsi di questa regola.
The bell tolls for thee
Vorrei soffermarmi un secondo su una delle frasi più famose di John Donne, tratta da “Devotions upon Emergent Occasions“. Riporto per intero il passaggio (Meditation XVII), evidenziando la frase in questione:
No man is an island, entire of itself; every man is a piece of the continent, a part of the main. If a clod be washed away by the sea, Europe is the less, as well as if a promontory were, as well as if a manor of thy friend’s or of thine own were: any man’s death diminishes me, because I am involved in mankind, and therefore never send to know for whom the bell tolls; it tolls for thee.
Il significato di questo passo è che ogni uomo è collegato agli altri uomini indissolubilmente, ed è responasible delle azioni degli altri quanto delle sue, nonchè partecipe delle loro emozioni e dei loro sentimenti (questa è ovviamente già un’interpretazione).
Ma il punto che mi preme di più è un altro. Quando sentii per la prima volta la frase evidenziata, il mio primo pensiero non fu quello di dire che la campana suona per te affinchè tu partecipi al dolore. La mia prima reazione fu quella di dire che la campana suona per te, nel senso che è la tua campana. Messa in altri termini, quando un altro uomo muore, è come se fosse giunta la tua ora. O meglio ancora, slegata dal contesto specifico: “Non mandare mai a sapere per chi suone la campana, perchè quando la campana suona, suona la tua morte”. Un po’ triste forse, ma sicuramente fa più effetto del senso originale (almeno io la penso così).
La scusa migliore
Leggendo “La coscienza di Zeno” di Italo Svevo sono incappato in una frase particolare:
È un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente.
Leggendola ho subito pensato a quante volte io stesso ho usato questa scusa.
Windows 7 = (Vista + XP)
Ho installato pochi giorni fa la release candidate del nuovo sistema operativo Microsoft, e sono rimasto piacevolmente impressionato dal lavoro effettuato dagli ingegneri e dai programmatori per migliorare l’esperienza d’utilizzo.
- La reattività dell’interfaccia è notevolmente migliorata da Vista: sembra ancora Vista, ma con la velocità di XP. Dal punto di vista grafico poi è anche molto piacevole (ma questo è un parametro fortemente soggettivo).
- Le migliorie apportate da Vista in ambito di sicurezza sono rimaste, quindi rimane il firewall, il “centro di sicurezza”, Windows Defender etc… ma…
- … l’UAC è decisamente meno invasivo. Ora riesce a riconoscere le modifiche che apporta l’utente al pannello di controllo, eliminando ridondanti richieste di sicurezza e permettendo nel contempo di mantenere la modalità protetta di Internet Explorer.
- Sono presenti le ultime versioni di IE e WMP.
- La barra delle applicazioni è stata ridisegnata, con icone più grandi e funzionalità di preview migliorate.

Queste sono le migliorie che ho notato nei pochi giorni che ho avuto a disposizione per provarlo. Windows 7 è davvero ciò che Vista sarebbe dovuto essere: reattivo, piacevole e semplice. E’ come se avessero unito i tratti migliori dei 2 sistemi operativi precedenti in unico sistema piacevole da usare.
Una canzone d’amore
Questo è il titolo di una canzone degli 883, dall’album “La donna, il sogno e il grande incubo” che parla della difficoltà che si ha ad esprimere un sentimento come l’amore in tutte le sue sfaccettature.
Si tratta di una delle mie canzoni preferite, ma non tanto per la musica, il ritmo o quant’altro (la stessa “Come mai” degli 883 mi evoca emozioni più profonde), ma perchè contiene una delle frasi più belle che abbia mai sentito. Magari non sarà un verso di Dante, o non sarà un carme di Catullo stilisticamente parlando, ma quando l’ho sentita mi ha proprio “colpito”:
Se un giorno
Io riuscissi a entrare
Nei sogni tuoi
Mi piacerebbe disegnare
Sulla lavagna del tuo cuore
I sogni miei
I sogni miei lo sai
Includo anche un video della canzone (la frase in questione è al minuto 1:45):
Due divertenti immagini da Icanhascheezburger
Ripropongo due immagini dal sito in titolo:

Questa gioca sul famosissimo spot della Mastecard, sull’episodio di Guglielmo Tell e in più è anche bella come fotografia. Tra le mie preferite, senza alcun dubbio.
Il miglior sito per i “Gamers” con la g maiuscola
Per quanto mi riguarda il sito migliore dove trovare qualunque tipo di informazione sui videogiochi è Gamefaqs.
Il sito è una comunità molto attiva: gli utenti scrivono e pubblicano le guide, scrivono recensioni, propongono sondaggi, partecipano a un forum che è una miniera per quanto riguarda i consigli e le strategie riguardanti un gioco. A differenza di altri siti dello stesso genere ha inoltre un layout molto pulito, che consente una lettura piacevole delle guide messe a disposzione.
Gamefaqs è il sito di riferimento quando si deve cercare qualcosa su un gioco, e Youtube è il compagno perfetto da affiancargli per avere anche un supporto audiovisivo.
The Black Mages
Questo gruppo nasce nel 2003 con l’intenzione di rivisitare le musiche di Final Fantasy in chiave rock. Ne fa parte il compositore più rinomato tra i fan della saga, Nobuo Uematsu.
Attualmente hanno prodotto 3 cd, tutti molto belli, anche se il mio preferito è il secondo, “The Skies Above”. In particolare da questo “Hunter’s Chance”, “Vamo’ Alla Flamenco” e la più caratteristica, “The Skies Above”, da cui prende il nome il cd, e che, nonostante abbia un cantante alquanto strano, riporta alla memoria interminabili ore passati davanti alla play e ha davvero un testo bellissimo, che mi sento di riportare (da questo sito).
Sparks from the fire rise up to the sky
Higher and higher oh I want to fly
Out of the story this time I’ll be free
Wake up for a moment from that dream of meJust a legend cold words on a page
Lift up my eyes and I’m soaring away
On silver wings spread out to the sun
I’m leaving this city for the skies above.O’er the ruins an ancient light
Never lost, never failing
Follow me on my path to the heights
Before the shadows fade into nightRunning back but I’m out of time.
I could tell everything
Hear the words that fill my mind
How can I say she was mine
Death Note
Ho scoperto questo anime guardando MTV, e devo dire che mi ha fatto riflettere molto, soprattutto per le questioni etiche affrontate. Se dovessi riassumere tutta la questione in una sola frase, la frase in questione sarebbe: “Il fine giustifica i mezzi?”.
Credo che chiunque l’abbia guardato non abbia potuto fare a meno di chiedersi se avrebbe seguito o meno le stesse azioni del protagonista Light Yagami, ovvero giustiziare i criminali scrivendone il nome su un quaderno. La bellezza di questo anime sta tutta in questo, decidere da che parte stare: i protagonisti sono due. Da una parte il giustiziere criminale, dall’altra L, una “macchina da guerra” programmata per trovare Kira.

Personalmente, dovendo esprimere un guidizio, per quanto razionale e freddo io possa essere non riuscirei mai a condannare a morte una persona solo scrivendone il nome su un quaderno (ma se è per questo nemmeno facendo qualunque altra cosa). Preferisco calarmi nella parte di L, che sembra avere sempre tutto sotto controllo, che ha un’aria di mistero indecifrabile, come se sapesse sempre come devono andare le cose, operando sempre per deduzione e induzione logica.

A parte le questioni etiche, l’anime è realizzato superbamente e in particolare le due sigle sono molto azzeccate. Inoltre i personaggi principali, Light e in particolar modo L, sono dotati di un carisma eccezionale. L’unica nota dolente è la seconda parte della serie, quando entra in scena Near, che non ha lo stesso stile che ha L, a mio modesto parere.