Mamma, da grande voglio fare il politico
12 Marzo 2008
In questo post viene indicato che Mastella riceverà trecentomila euro circa di buona uscita, per via del fatto che rientra nella vita privata dopo aver partecipato alla politica.
Non proprio la stessa cosa dei politici indicati da Platone nella “Repubblica“, la felicità dei quali derivava soltanto dalla corretto funzionamento dell’utopistica kallipolis. D’altronde, kallipolis è appunto utopistica.
Capire se una persona sta mentendo
20 Febbraio 2008
Riporto questi consigli sul come capire se una persona sta mentendo, presi da un articolo di Ken Osborn. Riguardano l’ambito lavorativo, ma credo possano funzionare altrettanto bene anche in altri ambiti.
- Tocco del naso: questo è generalmente un bisogno fisiologico, chi lo tocca potrebbe essere un bugiardo riguardo quello che sta dicendo.
- Disturbi nel discorso: questi sono piuttosto semplici da cogliere, infatti se l’interlocutore fa molte pause e usa molte interiezioni allo scopo di prenedere tempo, probabilmente sta mentendo.
- Discrepanza discorso-atteggiamento: se l’interlocutore mostra atteggiamenti in contraddizione con quello di cui sta parlando, forse sta mentendo.
- Grattarsi il collo: simboleggia la fatica, una persona lo fa se pensa di non riuscire a portare a termine ciò di cui sta parlando.
- Strofinarsi gli occhi: significa disaccordo con ciò che si vede, indica generalmente che la persona o non ha capito o non è d’accordo.
- Accentuare le parti finali della frase: generalmente si fa con le domande, indica poca convinzione in quello che si dice.
- Lettere vuote sporche: se le lettere vuote, come a ‘o’, che in grafologia rappresentano l’onestà, non sono completamente bianche, potrebbe esserci qualche sospetto di disonestà (metodo piuttosto vago però).
Il migliore amico
18 Febbraio 2008
Pensando alla sua definizione, ammesso che sia qualcosa che si possa definire, ho chiesto a un mio amico chi per lui è il “migliore amico”. Dopo aver tirato fuori una lista di qualità senza fine, ha detto una cosa molto interessante: “Comunque non direi mai a un mio amico che è il mio migliore amico”.
Sembra quindi che il migliore amico smetta di essere tale proprio in quanto tale. Però, secondo me, è troppo filosofico dire che il migliore amico rappresenta un’eterna ricerca. La domanda quindi resta: “Chi è il migliore amico?”.
Media armonica
2 Febbraio 2008
Questo tipo di media viene definito come il reciproco delle media dei reciproci di una lista di valori. E’ la media che permette di ottenere un risultato verosimile nel calcolo della velocità media di un corpo su un percorso, prendendo come riferimento lo spazio (e non il tempo).
L’esempio descritto da Wikipedia parla di un’auto, che procede per metà del percorso (distanza) a 40 km/h e per l’altra metà a 60 km/h. La velocità media è 48 km/h, non 50 come ci si aspetterebbe. Il valore 50 sarebbe corretto se l’auto avesse corso per metà del tempo a 40 km/h, e l’altra metà 60.
Monete commemorative da 2 euro
2 Febbraio 2008
La prima volta che mi sono imbattuto in queste monete sono rimasto piuttosto sorpreso. Ora cerco di stare attento quando vedo monete da 2 euro, anche se non sono un collezionista, perchè sono molto particolari. Attualmente ne ho quattro: tre dell’Italia (quella dei Giochi Olimpici invernali Torino 2006, quella del World Food Programme e quella della firma della Costituzione Europea, motlo bella) e una austriaca (50° anniversario del Trattato di Roma).
Come scrivere bene
30 Gennaio 2008
Riporto una serie di consigli su come scrivere bene che, anche se non ho avuto modo di leggere bene ed esaminerò meglio in futuro, mi sembrano essere molto buoni per la scrittura di un post su un blog. Sono tratti da un articolo di Umberto Eco, in particolare dalla raccolta “Le bustine di Minerva”. Gli originali in inglese sono qui.
1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
9. Non generalizzare mai.
10.Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11.Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
12.I paragoni sono come le frasi fatte.
13.Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14.Solo gli stronzi usano parole volgari.
15.Sii sempre più o meno specifico.
16.L’iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive.
17.Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
18.Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
19.Metti, le virgole, al posto giusto.
20.Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
21.Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.
22.Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
23.C’è davvero bisogno di domande retoriche?
24.Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
25.Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
26.Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
27.Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
28.Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
29.Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
30.Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
31.All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
32.Cura puntiliosamente l’ortograffia.
33.Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
34.Non andare troppo sovente a capo. Almeno, non quando non serve.
35.Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
36.Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
37.Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
38.Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.
39.Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
Il Senato non è certo un’osteria (figuriamoci il resto)
25 Gennaio 2008
Il Senato dovrebbe essere una delle istituzioni più importanti dell’Italia. Ci si aspetterebbe di trovare soltanto persone integerrime e serie. Come spiegare questo, in seguito alla caduta del governo Prodi?
Adesso, non per fare la figura di quello che è solo capace di criticare, ma il senatore così sono capace di farlo anche io. Quindi la conclusione è questa: non è che al Senato non c’è gente seria, è la gente comune che ha aspettative troppo alte.
Protetto: Il modo giusto di spendere i soldi
22 Gennaio 2008
Va tutto bene? Per forza
15 Gennaio 2008
Quando una persona chiede “Come va, tutto bene?” a un’altra persona, è evidente che in una situazione di contingenza la risposta è forzata. Si è costretti a rispondere “Bene”, poichè rispondendo “Male” l’interlocutore proseguirà con “Come mai? Cosa è successo?”. In una situazione di contingenza non c’è tempo di continuare quello che, nelle intenzioni di colui che pone la domanda, è con tutta probabilità un dialogo.
Questa domanda retorica pone inoltre l’altra persona in contraddizione, nel caso in cui dovesse rispondere proprio “Male”. Costretta in una tale contraddizione, la persona si sente attaccata e pensa alla domanda come un’offesa, che spesso viene classificata come una libera presa per i fondelli.
Ovviamente non vi è sempre una situazione di contingenza e, anche nel caso ci fosse, non è detto che la persona alla quale si rivolge la domanda reagisca nel modo sopra citato. Senza alcun dubbio però bisogna sapere quando è il caso di limitarsi a un saluto e quando è il caso di aggiungere altro, per quanto siano buone le intenzioni.
E’ arrivato il 2008
1 Gennaio 2008
Un altro anno è passato.