A poca distanza dal mio precedente post di “comparativa” tra i Raptor e i comuni hard-disk, ecco che Western Digital sfodera un modello che la riporta al top del mercato degli hard-disk.

La Western Digital fa hard-disk, non lavatrici, e si vede. Anzichè concorrere con un aumento della velocità di rotazione (10000 rpm), ha risposto con una riduzione delle dimensioni (da 3.5″ a 2.5″), aumentando contemporaneamente la capacità dei dischi (fino a 300 gb dai 150 dei vecchi modelli, il punto debole dei vecchi Raptor). Ovviamente tutto ciò ha un prezzo: circa 300 $.

Rimando all’articolo su Tom’s Hardware per i vari test su questi nuovi modelli di Raptor. Interessante notare che l’hard disk viene distribuito con un dissipatore che gli permette di essere alloggiato negli stessi spazi degli hard disk da 3.5″.

Segnalo questo post sul blog di Marco Minerva, che a sua volta punta a questo post su un blog MSDN, che a sua volta punta all’articolo in questione: What every programmer should know about memory.

In questo articolo viene affrontata la gestione della memoria a basso livello da parte del computer, e vengono riportate alcune tecniche per l’ottimizzazione dell’uso della cache della cpu (e dell’uso della RAM). E’ comunque difficile che si debba ricorrere a tecniche così low-level per ottimizzare un programma, è comunque però un argomento molto interessante.

Si legge su Internet che questi mitici dischi a 10000 rpm, con interfaccia Sata2, comincino a non valere più il loro costo (per 36 Gb, oltre 100 €). In questo giudizio sono tenuti in conto la rumorosità e il calore prodotti, superiori agli ormai quasi equivalenti dischi da 7200 rpm di ultima generazione (tipo il Barracuda 7200.11 della Seagate).

Ebbene, anche se non posso valutare se questo sia effettivamente vero o meno, posso affermare che avere un Raptor nel proprio sistema è certamente un tocco di stile.

Per capire fino a che punto i media possano spingere la psicosi della sicurezza informatica, bisogna leggere questo articolo:

“A essere incriminate sono le schede di memoria di tipo DRAM, che dopo lo spegnimento del computer conservano i dati in memoria ancora per qualche minuto. Proprio questo margine di tempo può permettere a un malintenzionato di accedere alla memoria e rubare dati sensibili o relativi alle procedure di criptazione attuate.

Un PC in stand-by è anch’esso molto fragile sul piano delle difese, perché un pirata informatico potrebbe riattivare la macchina ed effettuare una scansione ad hoc del contenuto delle memorie DRAM, aggirando le protezioni del sistema operativo.

Da notare che portando la temperatura di un computer a -50 gradi Celsius il tempo di latenza dei dati nelle memorie DRAM si prolunga fino a oltre 15 minuti. Un tempo sufficiente per asportare il banco di memoria RAM e leggerlo con un altro dispositivo su cui ci sono dei software specifici di decriptazione.”

Arrivare a pensare che la sicurezza sia legata alla memoria ram è sicuramente possibile in linea teorica, ma bisogna ricordarsi che la ram è appunto volatile per natura, e i dati vengono spesso riscritti. Sicuramente però ci sarà qualche sito (o telegiornale) che sfrutteranno questo articolo per dire che i computer non sono sicuri neanche da spenti.

Come critica a questo tipo di articoli, riporto il commento di Francuccio, utente di P2P Forum Italia (leggermente modificato):

“…è più facile che ti entrino nel pc dal modem piuttosto che dalla porta di casa.
Cioé, ma ve l’immaginate un idraulico con una bombola di azoto liquido e una tuta da tecnico nucleare che dice: “Scusa,  devo alzare un po la latenza delle tubature”

Esistono diversi supporti per effettuare il backup dei dati: cercherò di estrapolare sinteticamente i pro e i contro di ognuno. La scelta non è sicuramente semplice. Data una sufficiente quantità di soldi, l’ideale sarebbe affiancare in parallelo alcune di queste tecnologie. Data una limitata disponibilità finanziaria, la scelta è legata alla contingenza.

  • Floppy disk: inutili, a 1 Mb circa l’uno. Per fare il backup di circa 10 gb ne servono 10000 (diecimila).
  • Chiavette USB: molto pratiche, ma estremamente costose
  • Cd: economici e capienti, ma soggetti ad usura e a danneggiamento. Limitati quando si sale con la quantità di dati (sopra i 5 Gb)
  • Dvd: economici e molto capienti, a 4 Gb l’uno (8 se a doppio strato). Soggetti ad usura e danneggiamento.
  • Hard disk esterno: il principe della capienza, può fare il backup completo di un hard disk interno. Costoso però, e lento.
  • Hard disk interno: veloce e capiente, ma collegato al sistema, e quindi passibile di cancellazione accidentale.

Proprio oggi una persona mi ha chiesto di spiegarle gli effetti del’overclock della scheda video, in seguito a una lettura di un articolo sull’argomento in una famosa rivista di computer. L’overclock è sicuramente una cosa pericolosa da fare se non si ha idea di dove mettere le mani, e anche quando la si ha l’incremento di prestazioni non è così marcato come avviene, ad esempio, cambiando l’architettura della cpu o della gpu da overclockare.

E’ evidente che l’articolo sulla rivista (intitolato appunto sulla serie dei vari “come incrementare le performance della proprioa scheda video”) è una specie di specchietto per le allodole, perchè nessun gioco comincia a girare con l’overclock, al massimo permette di attivare qualche filtro. Ma chi legge l’articolo può anche non avere la minima idea di che cosa sia un filtro antialiasing. Quindi l’overclock in questo caso è solo un rischio inutile (per quanto con i software di oggi il rischio ormai non sussista più). Bisogna inoltre ricordare come l’overclock di una scheda video sia più difficoltoso e meno efficace dell’overclock di una cpu.

Core 2 E6300

12 Gennaio 2008

I processori Core 2 della Intel sono, a mio avviso, i migliori. Da un paio di anni sono il top del mercato, sia per le loro prestazioni elevate sia pe il loro margine di overclock. Il mio E6300 è un processore della prima generazione, quindi, anche avendo un VID molto alto, ha un enorme potenziale da overclock. Al momento arriva solo fino a 400 Mhz di bus, dopo le temperature diventano troppo alte per il daily-use. Il collo di bottiglia è il dissipatore, che è quello di default. In ogni caso si tratta di un processore, all’epoca di fascia entry-level (ma dal costo di 200 €) ma in grado di raggiungere la stessa frequenza del top di gamma, l’X6800, di straordinario valore. Peccato solo per la cache castrata di 2 Mb.

P5b Deluxe

12 Gennaio 2008

Questa è la scheda madre attualmente montata nel mio sistema. E’ una scheda un po’ vecchiotta, ma bisogna ammettere che, all’epoca, il suo acquisto si è rivelato una scelta veramente azzeccata. Dotata di socket LGA775, supporta una marea di processori, dai Pentium 4 e relativi Celeron basati su architettura NetBurst ai Core 2 basati su architettura Core. Questa scheda riesce a overcloccare senza problemi il mio E6300 a 2,8 Ghz con il dissipatore di deafult, mantenendo un bus di 1600 Mhz. Supporterà probabilmente anche i futuri processori Quad-core Intel.

Questa scheda Asus, oltre che a fare meraviglie in overclock, possiede una dotazione completa: raid, wi-fi (nella versione specifica), controllo velocità ventole, alimentazione a 8 fasi e una marea di altri accorgimenti. In dotazione c’è persino un microfono “direzionale” .

Da notare il PCB, di un nero accattivante. Inoltre questa scheda è stata una delle prime a dare il via al trend dei dissipatori passivi con heatpipe sul chipset. Il meccanismo è presente in versione “base” su questa scheda, ma sulle ultime, recenti schede se ne fa quasi un “abuso” (vedi varie P5K3…).

P5B Deluxe