Ognuno è medico di se stesso

Riporto questo passo (Libro 3, 406 d-e) da “La Repubblica” di Platone, che evidenzia come ogni uomo sia disposto ad ascoltare ciò che gli fa comodo, ma poco incline ad dare retta a ciò che gli comporta fatica e sofferenza:

 «Un falegname», spiegai, «quando si ammala, chiede al medico di dargli una pozione per vomitare fuori la malattia,
oppure di guarirlo con una purga o con una cauterizzazione o con un’incisione; se però gli viene prescritta una cura lunga,
che prevede berretti di lana in testa e cose del genere, dice subito che non ha tempo per essere malato e non gli serve
vivere badando alla sua malattia e trascurando il lavoro che lo attende. Dopo di che manda tanti saluti a un medico simile
e ritorna al regime di vita consueto, riacquista la salute e vive praticando il suo mestiere; se invece il suo corpo non è in
grado di reggere, si libera dei suoi affanni con la morte».

E’ interessante notare come ancora oggi ci siano molte persone che seguono questo principio, come pure ci siano molti medici incapaci (che è l’accezione nella quale è inserito il passo in questione).

Astraendo, ci sono molte persone che pensano di saperne più di coloro che si dedicano per professione a una determinata cosa (i “non-filosofi”, che pretendono di sapere) e molti professionisti che non sanno evidentemente di cosa parlano (e anche questi credono di sapere).

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