La rivoluzione dimenticata

Nell’ultimo periodo mi sto dedicando alla lettura di “La rivoluzione dimenticata”, un saggio di Lucio Russo. Si tratta di un libro molto affascinante, che attraverso l’analisi dei pochi testi rimastici di quel periodo, evidenzia come la scienza moderna sia in sostanza una riscoperta di quello che gli “Antichi” avevano gia’ capito.

Ho messo antichi tra virgolette, come fa l’autore, perche’ in realta’ emerge un quadro quasi sconcertante: l’eliocentrismo, il metodo sperimentale, il calcolo integrale, la meccanica e una marea di altre “conquiste del mondo moderno” erano gia’ chiare al tempo di Archimede, Euclide, Apollonio.

Senza alcun dubbio sarebbe un libro da far leggere a scuola, dove provocherebbe uno scossone pari a quello che la fisica quantistica ha provocato al determinismo. Infatti nelle scuole viene insegnata la favola di Galileo che arriva e sconfigge il “cattivo” Aristotele, ma la verita’ e’ che gia’ gli scienziati contemporanei ad Aristotele avevano chiaro che molte delle sue tesi, almeno nel campo di quella che noi consideriamo “la moderna fisica”, erano delle boiate.

Con questo non voglio assolutamente sminuire il lavoro di Galileo, anzi. La lettura di questo libro a scuola sarebbe complementare a quella della lettura degli autori del Seicento, per non commettere lo stesso errore di egocentrismo che abbiamo commesso con la meccanica newtoniana: quello di considerarci privilegiati, superiori in qualche modo.

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