Dichiarare il proprio amore pubblicamente é ridicolo

Lunedi’ sera e’ andato in onda il programma “Vieni via con me”, di Roberto Saviano. Ora, non mi dilunghero’ su questioni politiche o etiche riguardo la politica o i poteri “nascosti”, perche’ ci sono persone piu’ competenti e piu’ adatte a farlo.

Cio’ che voglio evidenziare e’ invece, a mio forzatamente modesto parere, la straordinaria abilita’ comunicativa di Saviano. Quando parla, non mi stanco mai di ascoltarlo: forse e’ merito della serieta’ dei temi di cui tratta, ma quando parla tutto viene avvolto in un’aura quasi magica, di silenzio. La sua voce procede calma, ma inesorabile, lascia trasparire quelli che sono i suoi sentimenti e le sue emozioni, non usa la retorica come puro esercizio di stile.

Vorrei quindi evidenziare una frase che mi ha colpito tantissimo, tanto da volerla riportare qua: e’ una frase che, contestualizzata, ricorda l’importanza del diritto alla privacy, ma che anche a se’ stante ha un significato grandissimo:

“…poter dichiarare il proprio amore, a una persona che si ama, nessuno lo deve ascoltare, perche’ sarebbe ridicolo: solo una persona, puo’ capirlo, in quel momento”

Anche se so che il video fra un po’ di tempo sparira’, si trova al minuto 6.

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Dichiarare il proprio amore pubblicamente é ridicolo

Le parole di una donna

A suo tempo, quando stavo studiando Catullo, restai impressionato da uno dei suoi carmi, precisamente il 70.

Nulli se dicit mulier mea nubere malle
quam mihi, non si se Iuppiter ipse petat.
dicit: sed mulier cupido quod dicit amanti,
in uento et rapida scribere oportet aqua.

La mia donna dice di non voler sposare nessuno,
nemmeno se Giove stesso lo chiedesse, al di fuori di me.
Parla: ma ciò che la donna dice all’amante bramoso,
bisogna scriverlo nel vento e nell’acqua che scorre.

Innanzitutto alcune considerazioni sulla traduzione, fatta al volo ma non per questo poco studiata: come Catullo ha messo a inizio verso la contrapposizione tra “Nulli” e “quam mihi”, per far risaltare l’importanza della promessa della donna (che in questo caso è Lesbia), così ho voluto rendere lo stesso effetto in italiano mettendo i termini in rilievo a fine verso. Inoltre ho voluto rendere “oportet” non con “è opportuno” ma con “bisogna”, e questo è dovuto alla mia personale intepretazione delle parole di Catullo.

Dopo aver risolto le questioni formali, passo alla parte che mi interessa. Catullo usa un’immagine potentissima per dire che non va dato peso alle promesse delle donne agli innamorati: le parole di una donna vanno scritte non solo nel vento, evanescente per sua natura, ma addirittura nell’acqua. Non solo: e qui arriva il colpo di genio. Già quando si scrive qualcosa nell’acqua questo qualcosa rimane per brevissimo tempo, quasi nullo. Catullo però dice nell’acqua “rapida”, che scorre: così si è sicuri che le parole andranno via ancora più velocemente.

Un modo molto poetico di dire che se non si vogliono delusioni, è meglio non crearsi aspettative inadeguate. Come se fosse possibile…

Le parole di una donna

Marziale e la vita del saggio

Dal quinto libro degli Epigrammi di Marziale, riporto il testo numero 58:

Cras te victurum, cras dicis, Postume, semper.
Dic mihi, cras istud, Postume, quando venit?
Quam longe cras istud, ubi est? Aut unde petendum?
Numquid apud Parthos Armeniosque latet?
Iam cras istud habet Priami vel Nestoris annos.
Cras istud quanti, dic mihi, posset emi?
Cras vives? Hodie iam vivere, Postume, serum est;
Ille sapit quisquis Postume, vixit heri.

L’uomo saggio dunque non vive nel domani: è già vissuto ieri.

Traduzione (di Simone Beta):

Domani, mi dici sempre che vivrai domani, Postumo.
Ma dimmi, questo “domani”, quando arriva?
Dov’è questo “domani”? È lontano? Dove si trova?
Si nasconde forse tra i Parti e fra gli Armeni?
Ormai questo “domani” ha gli anni di Nestore o di Priamo.
Quanto costa, dimmelo, questo “domani”?
Vivrai domani? Vivere oggi, Postumo, è già tardi:
il vero saggio, Postumo, è vissuto ieri.

Marziale e la vita del saggio

Sbagliare correttamente

Voglio esporre delle considerazioni su una frase pronunciata da Winston Smith, protagonista del romanzo 1984 di George Orwell, dopo aver raccontato a Julia di aver avuto la possibilità di gettare da un dirupo sua moglie, ma di non averla sfruttata.

“‘Actually, it would have made no difference”, he said. “Then why are you sorry you didn’t do it?” “Only because I prefer a positive to a negative. In this game that we’re playing, we can’t win. Some kinds of failures are better than other kinds, that’s all.'”

“In pratica, comunque, non avrebbe fatto una gran differenza.” “E allora perchè ti dispiace di non averlo fatto?” “Solo perchè qualcosa di positivo, secondo me, è sempre meglio di qualcosa di negativo. Noi siamo impegnati in un gioco che non posssiamo vincere. Alcuni fallimenti sono migliori di altri, questo è tutto.”

Da 1984, G. Orwell, capitolo 3, parte 2 (pag. 141 versione italiana Oscar Mondadori, traduzione di Stefano Manferlotti).

La parte su cui vorrei soffermarmi è quella evidenziata: “Alcuni fallimenti sono migliori di altri”. Nel contesto, il messaggio che il protagonista manda è abbastanza chiaro: tra due mali, meglio quello minore.

Io preferisco tuttavia dare un’altra interpretazione a questo passo: per avere una mentalità vincente, bisogna riconoscere e accettare i propri errori, e, in particolare, nelle difficoltà la bravura sta nello scegliere il fallimento giusto, quello che pone le basi adatte a un successivo riscatto. In questo senso io interpreto il fatto che alcuni fallimenti sono meglio, altri peggio. Come ho già affermato però, questa è un’interpretazione puramente personale.

Sbagliare correttamente

Le lezioni di fisica di Feynman

Ho scoperto solo recentemente che la Microsoft, con l’appoggio di Bill Gates, ha realizzato un sito dove si possono vedere le registrazioni delle lezioni che Richard Feynman ha condotto nel 1964 alla Cornell University.

Project Tuva” è il nome di questa iniziativa. I video in questione fanno parte del sito Microsoft Research, in quanto le lezioni sono trasmesse con l’ausilio di un nuovo player molto interessante in fase di test. Realizzato con la tecnologia Silverlight, il player permette di consultare i video per capitoli, di lasciare delle note, di vedere i sottotitoli, di avere un commento scritto da parte di esponenti autorevoli del mondo della scienza e inoltre visualizza dei contenuti extra lungo il corso del video, per approfondire ciò che Feynman accenna solamente (o dà per scontato).

Richard Feynman è stato un importante premio Nobel per la fisica, ma forse è più conosciuto proprio per queste lezioni che tenne negli anni 60. Il suo metodo di spiegazione è molto caratteristico: ironico, riesce, con metafore a volte ardite, a comunicare sempre almeno un’idea di quello che vuole trattare. Molte delle sue frasi sono diventate delle citazioni famose nel mondo della fisica, specialmente per quanto riguarda la meccanica quantistica.

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Inutile dire che le lezioni sono una miniera di informazioni, da riguardare più e più volte. Il carisma di Feynman intolre rende piacevole trattare di argomenti molto complessi. D’altra parte però, i temi trattati sono veramente difficili. Le lezioni sono state anche raccolte in una serie di libri intitolata “Feynman Lectures on Physics“, che ampia notevolmente il contenuto delle lezioni sopra riportate, spaziando in tutto il mondo dela fisica.

Le lezioni di fisica di Feynman

Quanto bisogna studiare?

Quando si frequenta il liceo, in particolare durante il biennio, una delle cose su cui insistono di più i professori è l’acquisizione di un corretto metodo di studio, utilizzabile anche all’università.

Non mi dilungherò su quale sia il metodo di studio più giusto, perchè ognuno ha il suo personalissimo sistema. Quello su cui mi voglio concentrare ora è il quando applicare il sistema, su cosa e per quanto tempo.

Per questo riporto una citazione da Seneca, dalla lettera 108 sugli insegnamenti di Attalo (paragrafo 2):

Non quantum vis sed quantum capis hauriendum est.

In sostanza Seneca dice: “Devi imparare non quello che vuoi ma quello che puoi”. Riprendendo il discorso che Seneca faceva nelle righe precedenti, non bisogna studiare “a caso”, concentrandosi solo su quello che piace e saltando di palo in frasca a seconda di come tira il vento.

Bisogna seguire un ordine logico e lasciare i giusti tempi di assorbimento nello studio; la cosa più importante però è procedere per gradi: prima di studiare le cose complesse è necessario capire le cose semplici.

Purtroppo è molto facile dimenticarsi di questa regola.

Quanto bisogna studiare?