Tron Legacy e anni ’80

In Tron Legacy, sequel del film cult di tanti anni fa, c’e’ una “citazione” dei Journey. Quando infatti il protagonista fa visita alla sala giochi, e accende la corrente, in sottofondo parte “Separate Ways”. L’atmosfera ricorda proprio gli anni ’80, con i vari videogiochi in sala. Tra i momenti piu’ belli del film, in quanto rievoca lo spirito anche del prequel (i Journey avevano anche suonato per la colonna sonora del film originale).

Tanto per la cronaca, finita questa nel film parte “Sweet Dreams”, altro grande pezzo.

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Tron Legacy e anni ’80

You talkin’ to me?

Questa frase viene pronunciata nel film del 1976 “Taxi Driver” dal protagonista Travis (interpretato da Robert De Niro). Si trova più o meno alla metà del film, quando il protagonista ha ormai rinunciato alla vita normale per cercare di evadere, distinguersi dalla massa.

Non so gli altri, ma io ho sempre sognato di dire questa frase nella realtà, in una situazione reale. In realtà, nessuno ha la capacità nè il coraggio di arrivare a tanto: il massimo che si può ottenere è proprio quello che succede in Taxi Driver, una scena un po’ penosa davanti a uno specchio.

Penosa, nel senso che persino nel film il protagonista non riuscirà mai a metterla in pratica. Forse è questo il senso della scena: l’autostima non deve arrivare dagli altri, ma deve essere trovata in se stessi.

You talkin’ to me?

Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera

Questo film del 2003, diretto dal regista Kim Ki-duk, parla di quanto sia facile sbagliare e di quanto sia difficile perdonare.

Si tratta di un film dal ritmo molto lento, che descrive la vita di un monaco e di un suo discepolo su una palafitta su un lago, collegati al resto del mondo solo da una barca. La vita dei due scorre felice fino a che un’influenza dall’esterno non incuriosisce il discepolo del maestro, che decide di abbandonare l'”oasi”.

Nel mondo reale scoprirà l’atroce realtà, che lo porterà a commettere un omicidio. Ritornato dal maestro per cercare rifugio, si pentirà e sconterà la sua pena. Il suo maestro quindi si suiciderà, e al ritorno il discepolo prenderà il suo posto, iniziando un nuovo ciclo, da cui il titolo.

Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera

La potenza dei media

Ricordo di essere rimasto basito quando ho visto questa scena dal film “Super Size Me”, in cui lo scopo è dimostrare come il potere della pubblicità possa influenzare le menti dei bambini a tal punto da oscurare alcune nozioni fondamentali.

Il punto che più mi piace del video è quando il bambino risponde: “George W. Bush?”, e il protagonista risponde: “No. That’s a good guess though”.

Se ne evincono 2 punti fondamentali: che alcuni bambini americani conoscono Ronald McDonald e ignorano chi sia Gesù (purtroppo questa parte è stata tagliata nel video), e che, in maniera del tutto sarcastica, il presidente degli Stati Uniti crede di essere Cristo.

La potenza dei media

Cos’è il potere?

Riporto le parole di Oskar Schindler, dal film “Schindler’s List“, di un discorso che mi ha colpito moltissimo, perchè in grado di far breccia dell’ufficiale tedesco con il quale stava parlando:

“They don’t fear us because we have the power
to kill, they fear us because we have the power
to kill arbitrarily. A man commits a crime, he
should know better. We have him killed, we
feel pretty good about it. Or we kill him ourselves
and we feel even better. That’s not power,
though, that’s justice. That’s different than
power. Power is when we have every
justification to kill – and we don’t. That’s power.
That’s what the emperors had. A man stole
something, he’s brought in before the emperor,
he throws himself down on the floor, he begs
for mercy, he knows he’s going to die … and
the emperor pardons him. This worthless man.
He lets him go. That’s power. That’s power. “

Persino l’ufficiale tedesco si rende conto che uccidere è troppo facile, ma perdonare rende veramente forti. In realtà, il graduato non riuscirà a resistere a lungo alla tentazione di togliere la vita ad un ebreo, ma anche il solo fatto che abbia almeno provato per un po’ a fare quello che gli era stato detto da Schindler, lo rende meno disumano (attenzione, non più umano).

Verso la fine del film, al momento dell’impiccagione, il boia prova più volte a togliere la sedia con un calcio da sotto i piedi dell’ufficiale, riuscendoci solo dopo più tentativi. Sebbene questo sia un riferimento palese a una scena precedente del film, in cui l’ufficiale non riesce a uccidere un ebreo per via dell’inceppamento della pistola, si potrebbe interpretare questa scena come alcuni istanti in più di vita concessi al simbolo del male per aver provato a cambiare (anche se è un’interpretazione molto spinta).

 

Cos’è il potere?

Schindler’s List

Ho avuto occasione di guardare questo film in occasione della giornata della memoria, il 27, su Rete 4. Essendo un film in bianco e nero (per scelta stilistica, il film è del ’93 e diretto da Steven Spielberg) pensavo non mi sarebbe piaciuto, invece mi sono dovuto ricredere.

Attenzione, seguono spoiler.

Il film parte in piena seconda guerra mondiale e il protagonista è Oskar Schindler, un industriale fallito che cerca di rifarsi con il suo carisma e con il lavoro degli ebrei, in fase di deportazione. In realtà, lungo il corso del film Schindler cambierà la sua opinione sugli ebrei, cerando di fare di tutto per salvarli. Alla fine riuscirà, affrontando moltissime difficoltà, a salvarne circa un migliaio, comprandoli. Il nome del film deriva proprio dalla lista sulla quale erano scritti i nomi degli erbei comprati da Schindler.

Una cosa in particolare mi ha colpito di questo film: il protagonista. Il film in realtà sarebbe una denuncia della Shoah, ma Schindler assume veramente i tratti di un personaggio straordinario. Riesce infatti a plasmare la realtà a suo piacimento, arrivando addirittura a influenzare gli incorruttibili ufficiali tedeschi, con il suo incredibile carisma. Pur iniziando il film come un vero e proprio nazista, arriva alla fine come una persona completamente cambiata.

Schindler’s List

Non ci siamo capiti bene

Riporto questa scena dal primo film di Rambo, l’unico a mio parere che risalta nella serie proprio per non essere un film “alla Rambo”.

In particolare, questa battuta del colonello Trautman è epica:

“I don’t think you understand: I didn’t come here to rescue Rambo from you, I came here to rescue you from him”

Che in italiano diventa, più o meno: “Non penso che abbiate capito: io non sono qui per salvare Rambo da voi, sono qui per salvare voi da lui”.

Non ci siamo capiti bene